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    VI SIETE ACCORTI DI QUANDO SIA IMPORTANTE COMUNICARE?

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    VI SIETE ACCORTI DI QUANDO SIA IMPORTANTE COMUNICARE?

    VI SIETE ACCORTI DI QUANDO SIA IMPORTANTE COMUNICARE?

    Comunicare ai tempi #covid.

    VI SIETE ACCORTI DI QUANDO SIA IMPORTANTE COMUNICARE?

    È passato più di un anno.

    Ma ti ricordi com’erano le nostre vite prima di tutto questo? Senza mascherine, senza coprifuoco, senza report di morti e terapie intensive a fine giornata.

    Ti ricordi com’era la quotidianità?

    Quando si potevano abbracciare i nonni, chi per fortuna ancora ce li ha, i più saggi della generazione, dispensatori dei migliori consigli.

    Quando ci ritrovavamo coi nostri aperitivi, a brindare a una serata nuova. E le cene in compagnia, e i viaggi.

    E gli anziani potevano uscire, ritirare le pensioni, passeggiare e poi sedersi sulle panchine a chiacchierare e raccontare storie.

    Invece, da un giorno all’altro, si sono chiusi in casa, impauriti. Proprio loro, coi ricordi ancora in bianco e nero.

    A loro le chiacchiere servivano eccome, come svago, per ritrovare un sorriso, un appiglio per andare avanti, che per alcuni era già dura questa vita, 

    con gli acciacchi e il ricordo nitido di chi ormai non c’è più, e li aspetta prima o poi da qualche parte.

    Loro non dimenticano.  

    Si sono dovuti adattare.

    Paradossalmente li ha salvati la tecnologia, con le videochiamate ai figli, ai nipoti. Chi l’avrebbe mai detto, che ai loro tempi non c’erano nemmeno le televisioni,

    e se lo ricordano bene.

    Poi ci sono quelli che hanno perso un proprio caro, da un momento all’altro, senza neanche avergli detto addio. Senza la decenza di poter essere vicini durante la malattia.

    Tremendamente straziante. 

    E i più giovani hanno smesso di vivere la notte, ballare in discoteca e cantare ai concerti a squarciagola.

    Hanno smesso di trovarsi nelle piazze e di scambiarsi risate in compagnia. Di fumare sigarette nei cortili delle scuole,

    e poi rientrare con la campanella, per far finta, a volte, di ascoltare un altro professore. 

    Chi lavora si è dovuto adeguare tra guanti, mascherine, smart working, negozi con serrande chiuse e casse integrazioni che arrivano sempre troppo tardi.

    E le riunioni dietro a uno smartphone.

    Ci siamo adeguati al progresso tecnologico, chi più chi meno.

    Io, però, ricordo bene com’era.

    Certo, sarà sicuramente strano quando tutto questo finirà. Ma riusciremo a tornare come prima? 

    A me piace pensare di sì, che gli anziani torneranno a passeggiare, a scambiarsi ricordi con gli sconosciuti.

    E riceveranno ancora il calore e gli abbracci attesi dei nipoti.

    E i più giovani a socializzare.

    Torneranno automatici anche i piccoli gesti, e le pacche sulle spalle, le carezze, gli abbracci.

    Perché in fondo niente potrà mai sostituire il calore del contatto.

    VI SIETE ACCORTI DI QUANDO SIA IMPORTANTE COMUNICARE?

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     Giusy Di Rosa